Sidereus

Domenico Bianchi

13 giugno 2014

13 luglio 2014

Il progetto di interventi d'arte contemporanea nella Limonaia Grande di Boboli prosegue con una nuova installazione site-specific di Domenico Bianchi. Un’opera monumentale di circa 90 metri composta da una sequenza di immagini e di quadri realizzati con materiali diversi. Il titolo Sidereus rinvia al Sidereus Nuncius, il celebre trattato scientifico di Galileo Galilei. E proprio all'orizzonte celeste, all'universo più distante, alla 'musica' e alla luce degli astri è ispirato il progetto di Domenico Bianchi. 
Ideato e a cura di Sergio Risaliti, il progetto è stato realizzato in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la direzione del Giardino di Boboli ed organizzato da Once.
Sidereus Ã¨ una composizione monumentale di immagini e opere che occupa la parte interna della Limonaia. Un dispiegamento di sfere di luce, di immagini siderali, che danno la sensazione di una vastità immensa, di profondità sublime, di infinita varietà e prescritta regolarità. Bianchi ha pensato di collocare anche una panchina nel giardino antistante, stabilendo un nesso inscindibile tra contemplazione dell'arte, con le sue prestabilite armonie e sorprendenti varietà, contemplazione del cosmo, con le sue immense e sublimi apparizioni, godimento della natura con la sua bellezza multiforme e con la sua varietà di luci e di colori. Le panchine arricchite da intarsi marmorei ricordano, secondo un'antica tradizione, il legame tra geometrie astratte in pittura e arti decorative, quello tra musica terrena e armonia celeste, tra conoscenza del micro e del macrocosmo.
Domenico Bianchi ha immaginato una serie di opere da collocarsi specificamente all’interno della Limonaia, edificio disegnato dall’architetto Zanobi del Rosso nel 1778 su commissione di Pietro Leopoldo di Lorena nell’area già occupata dal Serraglio, voluto da Cosimo III nel 1677. All’interno, un unico ambiente di 106 metri di lunghezza, siamo sorpresi da un grande susseguirsi di immagini che si dispongono su due livelli: il primo è un vasto fregio, un orizzonte continuo di sfere e vortici stellari dai disegni variati disposti con regolarità su file parallele, mentre il secondo è il piano delle evidenze pittoriche che si staccano da quel fondo. Si tratta di una serie di quadri realizzati su legno o in cera con inserti di argento-palladio, quindici opere di diverse dimensioni appoggiate in modo libero sul sottostante livello.
Il riferimento più ovvio è alla musica, in particolare a strutture formali di grande impianto 'sinfonico' in cui il tema principale, il motivo, viene scomposto e arricchito con l'entrata in gioco di strutture musicali di diversa intensità, vibrazione, fantasia. Il rapporto tra musica e cosmologia è evidente. L'immagine suggerisce una vastità spaziale, una dimensione cosmica, in cui la creazione si determina per riproduzione di forme regolari e variazione continua dell'immagine. L’immobilità dell'archetipo, costantemente riconoscibile come identico a sé, si rigenera in nuove apparizioni e geometrie, si riproduce in forme sempre diverse e uniche generando un movimento apparente, una dinamicità che è sia spaziale sia temporale.
In Sidereus è insito un pensiero verso la filosofia dei simboli, quella dell’ermetismo e del platonismo, un omaggio alla nuova scienza di Galileo e al desiderio costante dell’uomo di confrontarsi con l’immaginazione interiore di forme e archetipi, con la geometria del cosmo e la varietà infinita dei mondi tra visibile e invisibile, tra vicino e lontano.

L’immagine nelle opere di Bianchi è costituita da un segno, che è sempre soggetto del quadro e da un nucleo centrale, sempre circolare, a volte quasi trasparente che è generatore di forma e che rimanda a infinite ipotesi figurative-simboliche. Una forma disegnata e costruita che resta sempre fedele ad un modello principale e fondativo generatore di infinite declinazioni. Muta costantemente l'immagine centrale all'interno di strutture geometriche che formano lo spazio rimanente secondo le proporzioni del quadrato. Disegno vagamente simbolico, cifra di una geometria organica, puro elemento decorativo. Un segno figurale che non è né astratto né figurativo, né metafisico né naturalistico, pur essendo tutte queste cose assieme. Il disegno di Bianchi è anche indicizzazione di una forza, di un’azione procreatrice che nasce e si propaga nella cera o nel legno, sulla carta. La cera è luogo di gestazione, di trasmutazione, di solidificazione e di risonanza; un luogo fatto di fisicità compatta e di luminosità immanente. Materia luminosa e sensuosa da cui nasce il quadro, sia come struttura sia come immagine. Ogni quadro scaturisce da un processo complesso: si tratta di visione, immaginazione, costruzione. 
Bianchi raggiunge e ricongiunge il microcosmo col macrocosmo, il finito con l’infinito, la terra con l’universo, l’unità individuale con la matrice archetipica. La dimensione che egli crea è diafana come l’ambra e fluida come il miele, tutta pervasa e attraversata di energia: una solida profondità in espansione la cui immensità è trattenuta al centro con disegni concentrici o contenuta dentro uno spazio di rappresentazione-presentazione costruito con griglie, lastre, piani regolari spesse volte sovrapposti a piani curvi. La luce è come incarnata e al tempo stesso funziona da generatore e amplificatore dell’immagine. Agli occhi dello spettatore l’opera appare già fatta da sempre e contemporaneamente in divenire, come sembra dimostrare il disegno che si evolve al suo interno. La trasparenza della cera e della fibra di vetro insieme alle sottili foglie di palladio suggeriscono forme mai identiche, cromie mai monotone, complessità e articolazione musicale dello spazio. Attraverso segni intagliati o graffiati, le opere che Bianchi espone tra l’85 e l’87 si avvalgono anche del gesso per delineare la struttura compositiva, di materiali nobili e preziosi, fino agli intarsi nel marmo. Dal 1989 ha iniziato a trasformare con l’aiuto del computer il disegno bidimensionale in una forma sferica, dove non sono i risultati tecnologici a interessarlo quanto le infinite forme che la sfera può assumere. Nel 1992 ha partecipato alla III Biennale di Istanbul e alla collettiva Terrae motus organizzata da Lucio Amelio nella Reggia di Caserta. Da allora si sono susseguite mostre internazionali tra cui la Biennale di Venezia e Minimalia. Le sue opere si trovano in collezioni prestigiose sia pubbliche sia private (Staedelijk Museum di Amsterdam, Castello di Rivoli, Macro di Roma, Collezione Olnick-Spanu a New York).
La sua ricerca si svolge a favore della memoria storica e artistica contro l’oblio della tecnica della comunicazione veloce, per la manualità e il processo lento e amorevole contro la serie e la riproduzione massificata, per l’esemplare contro l’omologazione, infine per il simbolico contro il kitsch, per l’ermetico contro lo spettacolare. Altro dato assai importante è l’attenzione rivolta da Bianchi alla vita interiore e alle circostanze soggettive della creazione. Punto di riferimento è la soggettività intesa come universo della sensibilità e della facoltà immaginativa. La prospettiva di senso si sposta dal pubblico e dal quotidiano verso l’intimità e verso il tempo continuo della coscienza archetipica, tempo dello sguardo interiore riposto nei confini più vasti dell’esperienza collettiva. La figurazione astratta tende infine a dislocare il senso di questa esperienza oltre la soglia del visibile, verso la dimensione più metafisica dell’essere. Ma ogni prospettiva trascendente trova la propria compiutezza nell’immanenza della 'cosa' creata, che addirittura si rivela in una sovrana maestria, in un’attenzione amorevole per la forma compiuta, per la cura artigianale del dettaglio, la meticolosa definizione dell'immagine.